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Breve Cronistoria

I primi documenti scritti conosciuti, relativi al nostro paesino, risalgono all'anno Mille.

In quel periodo e per alcuni secoli, vescovi e conti esercitarono diritti sui terreni e sulle persone che vi abitavano, imponendo tasse e prestazioni ai loro sudditi.

Alcuni documenti attestano l'esistenza, nel 1115, del Casale di Acquarica, insieme con quelli di Vernole e Pisignano, tutti territori feudali appartenenti alla Chiesa.

Tra la fine del 1300 e gli inizi del 1400, il Codice di Maria d'Enghien obbligò il Casale di Acquarica (oltre a quelli di Vernole, Struta, Pisigniano, Bance e Segine) al pagamento di diverse tasse e dazi.

Tra questi figurava anche un'imposta da pagarsi per l'uccisione dei lupi che in quel periodo popolavano la grande foresta di Lecce.

Nel febbraio del 1533 il Casale di Acquarica venne venduto a Gian Mario Guarino, ma 45 anni dopo (1578), la Chiesa riuscì a rientrarne in possesso.

Nel periodo in cui ne fu prorietario il Guarino, circa 80 anni dopo il sacco di Otranto da parte dei Turchi (1480), venne edificato il PALAZZO BARONALE.

Ne dà testimonianza un' iscrizione in latino incisa su lastra di marmo (ora affissa sulla facciata posteriore dell'edificio scolastico), che riporta quanto segue :

Per allontanare le incursioni
dei Turchi e per proteggere
gli abitanti del villaggio dai
nemici, dietro autorizzazione
di Ferrante Loffredo,
marchese di Trevico e
governatore di terra d'Otranto,
Giovanni Maria Guarino
edificò questa piccola rocca
nell'anno 1549.

Le mura cingevano il paese, lasciando fuori solo le masserie; dal castello inoltre partiva un passaggio sotterraneo che giungeva sino a Roca.

Nello stesso periodo venne edificato un palazzetto fortificato (all'imbocco della strada per Strudà) sulla cui facciata è leggibile l'iscrizione in latino:


Se gli accampamenti
si schiereranno contro di me,
il mio cuore non avrà paura.

Alcuni anni dopo il sacco di Otranto e fino al 1800, furono edificate diverse masserie a scopo difensivo non solo nei confronti dei Turchi ma, successivamente, anche dei predoni locali.

Alcuni documenti rivelano che nel 1579 il territorio di Acquarica si estendeva sino a comprendere Torre Specchia Ruggeri (ora in agro di Melendugno).

Probabilmente nel periodo 1595 - 1601, Acquarica
era abitata da 60 nuclei familiari
(detti fuochi) ovvero da circa 300 abitanti.
Nel 1648 sembra che i fuochi fossero 75,
cioè circa 400 abitanti.

Le case in quel periodo venivano costruite in pietra ed erano strutturate a monocamera. Il pavimento era costituito da lastre di pietra calcarea ('chianche'), il soffitto era formato da canne sostenute da travi di legno ('ncannizzi') ricoperte da tegole rustiche ('imbrici'), formanti uno o due spioventi. Tutti i 'monolocali' erano caratterizzati dalla presenza, all'interno, di un camino di notevoli dimensioni. Le case erano solitamente raggruppate attorno ad uno spazio comune, una sorta di cortile e più precisamente: la 'curte'.

Ancora oggi alcune di queste abitazioni, sopravvissute all'espansione urbanistica, sono ben visibili nel nostro abitato.

Nella seconda metà del 1700, si accentuò la tendenza a recintare i campi agricoli. Tecnica da secoli in uso, la recinzione ('Clausoria' da cui il termine 'chisura'), oltre a difendere le colture dai danni provocati dagli animali selvatici, contribuiva a rafforzare il dominio dell'uomo sul proprio territorio.

Nel 1807 la popolazione era di circa 265 abitanti.

Tra il 1809 e il 1812, pochi anni prima della caduta del regime napoleonico, venne sancita la fine del regime feudale con la legge sull'eversione della feudalità.

Non fu comunque facile porre fine di fatto ai diritti esercitati dai nobili e dal clero. La Monarchia Borbonica restaurata (1815), pur mantenendo gran parte delle leggi napoleoniche, non favorì il rinnovamento del Sud della nostra penisola.

Le terre erano possesso della borghesia ricca, la quale continuò ad esercitare il potere sui contadini. Si passó cosí da una dipendenza imposta giuridicamente ad una dipendenza di fatto, sia economica che sociale.

Nel 1813 la popolazione era di circa 254 abitanti.

La notte tra il 18 e il 19 Gennaio 1833 una forte scossa di terremoto fu avvertita in tutto il territorio. La popolazione, spaventata, si riversò sulle strade dove trascorse la notte, attorno a piccoli fuochi. Fu probabilmente in seguito a questo tragico evento che nacque la tradizione, ancora viva oggi, di accendere un grande falò ( focara) , la sera del 18 Gennaio.

Nel 1845 la popolazione era di circa 221 abitanti.

Il 21 Ottobre 1860 l'Italia venne unificata.
Il passaggio dalla monarchia Borbonica a quella Sabauda non comportò trasformazioni sostanziali per il nostro territorio. Nel marzo 1865 venne emanata la legge che sanciva l'unione amministrativa del Regno d'Italia e il 1° Gennaio 1866 Acquarica venne aggregata al Comune di Vernole insieme ai Comuni di Acaja, Pisignano Strudà e Vanze.

Tuttavia già alcuni documenti antecedenti a questa data (1810-1816) attestano l'appartenenza di tali comuni al territorio dello Stato di Vernole.

E' da notare che in quel periodo il termine 'Comune' veniva utilizzato nella sua accezione femminile, tuttora conservata nella forma dialettale ('La Comune').

Nel 1877 la popolazione era di circa 376 abitanti.

Nel 1904 venne costruita la chiesa di Acquarica sulle rovine della precedente di cui è stato conservato il campanile.

Durante i lavori di scavo fu ritrovata una lapide sepolcrale appartenente alla tomba del barone Francesco Bozzicolonna :

Qui riposa don Francesco Bozzicolonna
barone di Acquarica di Lecce e di Vernole.
Il figlio Domenico, costruì questo sepolcro perchè
fosse ricordato il nome del padre.
Anno del Signore 1748.

Nel 1922 durante l'esecuzione dei lavori necessari alla realizzazione dell'acquedotto pugliese, venne distrutto l'antico 'pozzo casale', profondo 15 metri e caratterizzato da un ampio parapetto monolitico che permetteva di attingere l'acqua anche a dodici persone contemporaneamente.

Nel 1930 Acquarica ebbe l'illuminazione elettrica.

Nel 1934 in seguito all'allacciamento dell'acquedotto alla rete idrica (E.A.A.P.) venne installata inizialmente una sola fontanina pubblica nella piazza del paese e successivamente altre quattro fontane furono installate in periferia.

Nel 1937 venne costruito l' edificio scolastico; proprio in occasione degli scavi fu ritrovata la lastra di marmo che testimonia la data di costruzione del castello.


(Bibliografia: "Vernole e frazioni" di L. Graziuso)




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